
La satira è una sorta di specchio dove chi guarda scopre la faccia di tutti tranne la propria”: è questa la definizione che lo scrittore irlandese Jonathan Swift diede del genere letterario di cui era maestro. Il suo capolavoro, Gulliver’s Travels (1726), fustiga ferocemente i vizi e i comportamenti non soltanto della società inglese del primo Settecento ma dell’umanità in generale, giudicata “la più perniciosa razza di ributtanti vermiciattoli cui la natura abbia mai permesso di strisciare sulla superficie della terra”. Le farneticazioni di un folle misantropo o le riflessioni di un perspicace osservatore?