
Poeta, scrittore e drammaturgo di origine irlandese Oscar Wilde è stato uno dei massimi esponenti dell’estetismo in Inghilterra, riuscendo a fare della propria vita un’opera d’arte e divenendo presto un’icona di stile, quello del “dandy”. La sua scrittura raffinata ed elegante è contraddistinta da quel “wit” sferzante e impertinente che ritroviamo nei suoi memorabili aforismi e nei capolavori teatrali in cui si rivela polemico, pungente e brillante fustigatore della morale vittoriana. A dispetto del principio dell’“ars gratia artis”, di cui è convinto assertore, il suo romanzo The Picture of Dorian Gray (1890) l’unico che ha scritto, mescola l’estetismo con la morale, affrontando tematiche che ci toccano molto da vicino, dal desiderio di rimanere per sempre giovani alla ricerca di una vita fatta di bellezza e piacere. L’ultimo Wilde, quello di The Ballad of Reading Gaol (1898), è un uomo molto cambiato: il processo subito per omosessualità e i due anni di carcere e lavori forzati lo porteranno a usare la scrittura non più per creare un’opera fine a se stessa ma per denunciare problematiche scottanti vissute sulla propria pelle.