
Invitato a dire quale libro sceglierebbe fra tutti quelli letti, lo scrittore e critico letterario A. Tabucchi ha risposto così: «Se devo scegliere un libro, il libro, scelgo senz’altro L’Isola del Tesoro, di Robert Louis Stevenson». Il motivo è semplice: «Perché è pieno di vento, di immaginazione, di avventura, d’infanzia». Questa storia di isole tropicali e mappe misteriose, di tesori nascosti e pirati con gambe di legno e pappagalli sulla spalla, ha creato stereotipi divenuti cari agli appassionati del genere ispirando film, serie TV e cartoni animati, In realtà, però, offre molto di più: nato dalla fantasia di un uomo affascinato dalle avventure per mare ma anche dal mistero del doppio, Treasure Island (1883) è un romanzo di formazione che si sofferma sulla contrapposizione fra civiltà e barbarie, fra virtù e vizi, fra bene e male. Se ad esso aggiungiamo The Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde (1886) avremo l’incontro con un autore di straordinaria perspicacia e profondità in un’epoca, quella Vittoriana, di contraddizioni estreme.